Top 30 album 2017

Tornando indietro a circa dieci anni fa, ero solito preparare un piccolo post sull’estinto blog hostato da Splinder con un riepilogo della mia musica preferita uscita durante l’anno. Per quanto lasci il tempo che trovi, un elenco di dischi  nuovi è sempre la fotografia migliore che possa fare. Quale più, quale meno, ciascuno di questi si ricollega a una serie di storie o a singoli momenti.

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Don’t listen when I scream: su Dark

Memore dell’esperienza di Stranger Things, ho evitato accuratamente di leggere opinioni riguardanti Dark. Per come fruisco oggi certi prodotti, i pareri altrui non sono rilevanti come potevano essere una volta. Mi fido delle opinioni positive di poche persone selezionate, quelle negative le ignoro. Non temo confronti con argomentazioni che sono diverse dalle mie, è che non avrebbe senso: il modo in cui un Prodotto si incastra nella mia vita, per qualche giorno, è solo mio. Come un libro o un disco, il Prodotto assorbe ciò che ha(/ho) all’esterno. Siccome non sto qui a fare classifiche oggettive e a catalogare il Bello del mondo (provo a farlo con la musica in altre zone del web, ma su prodotti audiovisivi non ci provo neanche), quello è un fattore decisamente rilevante. E questo è uno dei motivi per cui Dark mi resterà. Se le cose non funzionano, di solito mi stanco tra il secondo e il quinto episodio.

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We ride tonight ghost horses: A proposito dei Radiohead Live @ Visarno Arena (Firenze, 14/06/2017)

Non mi piace condividere i Radiohead. Si tratta di un rifiuto sviluppatosi negli anni successivamente all’uscita di In Rainbows. Con loro è sempre stata una faccenda fin troppo personale, e di scannarmi con fan e haters sulla loro discografia proprio non mi va. Certi scambi di idee non spostano di una virgola il ruolo che hanno ricoperto nella mia vita musicale (chiamiamola così) e non portano nulla di costruttivo. Eppure, dopo l’esperienza del live a Firenze il 14 giugno scorso l’esigenza di spenderci almeno due parole vien fuori. Scrivevo qualcosa di simile qui a proposito del nuovo di Forest Swords, Compassion.

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Nameless Discharge

Ora che li conto, mi rendo conto di aver cominciato a leggere 6 romanzi e 3 raccolte di racconti negli ultimi mesi, ma di portare a termine uno qualsiasi di questi libri neanche a parlarne. Questo succede quando rompi alcune regole che ti sei dato; nel caso specifico, si trattava di terminare tutte le letture in corso entro il 31 dicembre di ogni anno, per poter iniziare un libro nuovo il primo di gennaio. L’ho fatto perché andare contro regole e fissazioni autoimposte più di una volta mi ha portato benefici inaspettati. Il caos che ne consegue fa parte del prezzo da pagare per questa libertà.

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Fear not the dark, my friend, and let the feast begin: Dark Souls alla luce di The Ringed City

Non ero mai stato un appassionato di RPG, scelta fatta nel momento in cui in un negozio di giocattoli, da marmocchio, tra la cartuccia del NES di Zelda e quella di Metroid scelsi Metroid (coro di “buuuuu” in arrivo?). Ci sono voluti anni (e Skyrim) affinché venissi attratto dal genere, e poi la dichiarazione del misterioso Burial mi aprì le porte del mondo di Dark Souls:

But Dark Souls 2 is on the horizon soon so I’m not sure if I will have many new tunes for a while because I need to play that game a lot.

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Star Stuff, ovvero Fenomenali Poteri Cosmici

 

Avendo lasciato volontariamente perdere Netflix per un mese, appena riattivatolo mi sono sentito in dovere di recuperare. Continua il periodo di noia per le serie tv, quindi ho preferito investire qualche serata su Cosmos, documentario del 2014 con Neil deGrasse Tyson. L’astronomia rientra in quei casi per cui veramente mi sento di poter dire di essere stato un appassionato before it was cool, visto che oggi il web è pieno di gente che si fa bella con le curiosità scientifiche diffuse da qualche pagina social, quando magari a scuola non riuscivano a superare il 4 in Scienze. Ma vabbè, poi si cresce. E si diventa più stupidi. Un po’ come con l’invasione degli pseudo-nerd a causa di The Big Bang Theory: siamo veramente lì.

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Nocturnal Visit to the Stars

Un mesetto fa avevo deciso di guardare qualche film in più, e per questo motivo ho addirittura disattivato Netflix per febbraio in modo da costringermi a farlo. Questo suonerà strano a chi Netflix Italia non lo ha provato ma, pur non essendoci tantissima scelta a livello di film interessanti, il pensiero “sto pagando Netflix, dovrei sfruttare quello” mi blocca e non sfrutto gli archivi esistenti sotto altri formati.

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Konnichiwa, Robots

O anche Rivalutare cose, Vol. 1.5. Il disco della settimana è stato Konnichiwa di Skepta, da me bellamente ignorato fino all’uscita della Top 10 Black Music 2016 su dyr, compilata da chi di dischi yo e dintorni lo scorso anno ne ha ascoltati certamente più di me. Grandissime basi, Skepta, e sopra c’è quella cadenza londinese che lo rende decisamente diverso dalle sboronate americanoidi.

“Konnichiwa” è un’espressione che assume un certo tono sarcastico se rivolto a una certa città da una certa posizione – me

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